Cemento. Campioni del cemento. La provincia Etnea saccheggiata dalla “speculazione” edilizia. Cambiare passo e’ necessario e non rinviabile.

Di
Carmelo Finocchiaro
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22 Agosto 2021
 Sarà sempre piu’ un ricordo il verde nella provincia di Catania. anzi serve dire addio verde. Sono drammatici dati emersi dall’ultimo rapporto del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, stilato con il contributo di Arpa Sicilia, sull’occupazione del suolo soprattutto nelle aree urbane. Dati che attestano come Catania sia la provincia più cementificata dell’Isola. Un quarto del totale isolano, addirittura più del doppio del consumo di suolo registrato a Palermo (+48,9 ettari) e oltre il triplo di quanto “cementificato” nel Messinese (+28,3 ettari).

Ciò contribuisce a posizionare la Sicilia tra le regioni più cementificate d’Italia, classificandola con i suoi +400 ettari di terreno cementificati tra il 2019 e il 2020, al settimo posto dopo Lombardia (+765 ettari), Veneto (+682), Puglia (+493), Piemonte (+439), Lazio (+431) ed Emilia Romagna (+425).
Nello specifico lo scorso anno la città di Catania ha cementificato più di 34 ettari di suolo (quasi sei volte la Villa Bellini, per intenderci), seguita da Mineo (+9 ettari), Paternò (+8,2), Castiglione di Sicilia (+7,5) e Randazzo (+5,3).
In percentuale, rispetto alla superficie comunale, il titolo di “Città del cemento” resta saldamente in mano a Gravina, dove risulta impermeabilizzato al 31 dicembre 2020 il 50,3% del territorio. Seguono Sant’Agata li Battiati con il 47,1%, Aci Bonaccorsi con il 41,7%, San Giovanni la Punta con il 41,1%, Tremestieri e Mascalucia “ex aequo” con il 37,4%, San Gregorio (34,5%), Aci Catena (32,5%), Aci Castello (32,3%) Aci Sant’Antonio (28,7%) e Catania appena fuori dalla top ten con 28,7% ettari di cemento. La speculazione edilizia continua a farla da padrona nella nostra realtà, grazie anche a strumenti urbanistici che non proteggono il territorio. Serve davvero cambiare rotta. Ci riusciremo noi  “etnei” a cambiare rotta, a salvaguardare il territorio e a riqualificare il patrimonio edilizio esistente, riqualificandolo anche rispetto alle brutture prodotte negli anni settanta?