Il presidente della Regione promette interventi a Roma per ridurre il costo dell’energia. Ma intanto la burocrazia rallenta gli investimenti, le imprese perdono competitività e sugli interessi criminali nel settore energetico serve una risposta durissima dello Stato e delle istituzioni regionali.
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani torna a ruggire.
Annuncia battaglie.
Promette interventi presso il Governo nazionale.
Chiede una bolletta energetica più bassa per i siciliani e per le imprese dell’Isola.
Parole.
Ancora parole.
Il problema è che, dopo anni di governo regionale, la Sicilia non può più permettersi di vivere di annunci, conferenze stampa e promesse.
Schifani appare sempre più come un leone di carta.
Ruggisce contro Roma, promette interventi, annuncia soluzioni.
Ma intanto la Sicilia continua a pagare un prezzo altissimo per l’assenza di una vera politica energetica e industriale.
La contraddizione è enorme.
La Sicilia produce energia.
Ha sole.
Ha vento.
Ha enormi potenzialità nel settore delle energie rinnovabili.
Potrebbe diventare uno dei grandi poli energetici del Mediterraneo.
Eppure le imprese siciliane continuano a pagare costi che ne riducono la competitività.
Qualcuno dovrebbe spiegare perché.
Qualcuno dovrebbe spiegare come sia possibile parlare continuamente di sviluppo, transizione energetica e attrazione degli investimenti mentre decine di iniziative imprenditoriali restano impantanate nella lentezza della burocrazia e nella complessità dei procedimenti autorizzativi.
Per realizzare un impianto di energia rinnovabile servono investimenti.
Servono imprese.
Servono capitali.
Ma servono soprattutto tempi certi.
E in Sicilia troppo spesso i tempi certi semplicemente non esistono.
Le autorizzazioni diventano percorsi a ostacoli.
Gli uffici pubblici accumulano ritardi.
Le competenze si sovrappongono.
Le conferenze di servizi si trasformano in labirinti amministrativi.
Gli imprenditori aspettano.
Gli investitori si stancano.
I progetti rallentano.
E la Sicilia perde occasioni di sviluppo.
Ma c’è un’altra questione ancora più grave.
Il settore delle energie rinnovabili muove enormi quantità di denaro.
E dove circolano grandi capitali, grandi investimenti e grandi interessi economici, la criminalità organizzata cerca inevitabilmente di infiltrarsi.
Per questo servono controlli rigorosi.
Serve trasparenza.
Serve legalità.
Serve una pubblica amministrazione efficiente.
Perché la lentezza burocratica non combatte la mafia.
Al contrario.
Una burocrazia debole, inefficiente, opaca e incapace di garantire tempi certi può creare proprio quegli spazi nei quali prosperano intermediazioni, pressioni, clientele e interessi criminali.
La risposta, allora, non può essere bloccare gli investimenti.
La risposta deve essere esattamente opposta.
Autorizzazioni rapide.
Regole chiare.
Controlli rigorosi.
Tracciabilità degli investimenti.
Verifiche antimafia efficaci.
Trasparenza assoluta sulla proprietà delle società e sulla provenienza dei capitali.
Bisogna consentire agli imprenditori seri di investire rapidamente e impedire agli interessi criminali di entrare nel mercato energetico.
Questo dovrebbe fare un governo regionale serio.
Invece assistiamo all’ennesimo spettacolo degli annunci.
Schifani promette di andare a Roma.
Schifani promette di parlare con il Governo.
Schifani promette una bolletta energetica più bassa.
Ma Schifani dovrebbe ricordare di essere il presidente della Regione Siciliana.
Non un commentatore politico.
Non un osservatore.
Non il presidente di un comitato di protesta.
Governa la Sicilia.
Ha una maggioranza.
Ha assessori.
Ha strutture amministrative.
Ha competenze.
Ha responsabilità politiche.
Allora governi.
Perché la domanda che le imprese siciliane pongono è semplicissima.
Cosa ha fatto concretamente il Governo regionale per ridurre i tempi delle autorizzazioni?
Cosa ha fatto per attrarre investimenti energetici?
Cosa ha fatto per consentire alle imprese di avere energia a costi competitivi?
Cosa ha fatto per costruire una vera politica industriale regionale?
Cosa ha fatto per garantire contemporaneamente sviluppo e legalità?
La risposta non può essere sempre un nuovo comunicato stampa.
La Sicilia sta perdendo competitività.
Le imprese pagano costi energetici pesanti.
La burocrazia continua a rallentare gli investimenti.
I giovani continuano ad andare via.
Le aziende faticano a crescere.
Gli investitori guardano altrove.
E il Governo regionale continua a produrre slogan.
Questa non è soltanto cattiva politica.
È un problema per lo sviluppo economico della Sicilia.
Perché mentre Schifani annuncia, altre regioni programmano.
Mentre il Governo regionale promette, altri territori attraggono investimenti.
Mentre la Sicilia discute, altri realizzano infrastrutture e creano occupazione.
Non possiamo continuare così.
La Sicilia ha bisogno di una vera politica energetica.
Di un piano industriale regionale.
Di tempi certi per le autorizzazioni.
Di una pubblica amministrazione efficiente.
Di una strategia per ridurre i costi energetici delle imprese.
Di investimenti nelle reti e nelle infrastrutture.
Di legalità e controlli rigorosi contro qualsiasi tentativo di infiltrazione criminale.
Ma soprattutto ha bisogno di un Governo regionale che governi.
Il tempo degli slogan è finito.
Presidente Schifani, la Sicilia non ha bisogno dei suoi ruggiti.
Ha bisogno di decisioni.
Ha bisogno di sviluppo.
Ha bisogno di legalità.
Ha bisogno di imprese competitive.
Perché un Governo regionale che annuncia continuamente soluzioni senza riuscire a trasformarle in risultati non è soltanto un Governo inefficiente.
È diventato esso stesso uno degli ostacoli allo sviluppo della Sicilia.


