Ma in Italia si fà l’ottimizzazione energetica?

Di
Carmelo Finocchiaro
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27 Giugno 2026

Sì, in Italia si dice di voler fare ottimizzazione energetica, ma spesso non la si vuole fare davvero fino in fondo.

Ci sono strumenti: Transizione 5.0, incentivi GSE, comunità energetiche, PNRR, diagnosi energetiche, autoproduzione da rinnovabili. Dal 12 giugno 2026 è operativa la piattaforma GSE per prenotare le agevolazioni del nuovo Piano Transizione 5.0/iperammortamento 2026.  

Il problema è che il Paese resta bloccato da quattro freni: burocrazia, tempi autorizzativi, credito bancario insufficiente e assenza di una vera politica industriale territoriale. Anche le comunità energetiche, pur previste e finanziate, sono ancora legate a procedure complesse e scadenze strette: il GSE prevede la stipula degli accordi entro il 30 giugno 2026 fino a esaurimento delle risorse.  

La verità è questa: l’ottimizzazione energetica non può essere solo un bonus fiscale. Deve diventare una politica nazionale per imprese, capannoni, alberghi, scuole, ospedali, pubblica amministrazione e condomìni.

Ottimizzazione energetica: l’Italia la proclama, ma non la realizza

L’Italia ha bisogno di passare dagli annunci ai cantieri. Servono diagnosi energetiche vere, impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo, rifasamento, pompe di calore, illuminazione intelligente, building automation, recupero termico, efficientamento dei processi produttivi.

Per le imprese, soprattutto nel Mezzogiorno e in Sicilia, l’energia è ormai una questione di competitività. Chi paga energia cara produce con meno margini, esporta con più difficoltà e investe meno. L’efficienza energetica non è ambientalismo di facciata: è politica industriale, lavoro, riduzione dei costi e autonomia produttiva.

Il Paese vuole davvero farla? A parole sì. Nei fatti ancora troppo poco.